mercoledì, 29 settembre 2010
CANE SCIOLTO
Avevo fatto un patto riguardo agli argomenti di questo blog. Niente roba da psicologi. Se qualcuno mi ha seguita dall’inizio lo potrà confermare, ho solo dichiarato nel primo post di essere una psy e la solfa è morta sul nascere.
Oggi rompo il patto, per una ragione importante. Almeno per me.
Appartengo alla categoria degli psicologi e psicoterapeuti, sono iscritta agli Albi professionali dedicati e pago la cassa di previdenza tutta nostra. E mi si accascia il cuore tutte le volte che una persona mi mette al posto dedicato agli psy nel suo cervello. Mi si incurvano le spalle e mi scappa un sospiro tutte le volte che una persona, per capire chi sono, mi identifica con la categoria cui appartengo. È un processo cognitivo naturale e normale, è quello che succede tutte le volte che qualcuno scopre che lavoro faccio. Ah! Tu analizzi il cervello! Ah! Tu capisci tutto con uno sguardo…tripudio di solite solfe.
Non è solo questione di pregiudizi e stereotipi (altri strumenti cognitivi necessari e utili alla comunicazione interpersonale) non è questo il problema. Tutte le categorie professionali hanno le loro barzellette di riconoscimento. Tante categorie sono un insieme di avvoltoi cannibali.
Ma solo la mia ha fallito sotto tutti i punti di vista.
Non si tratta di pessimismo cosmico ne di disfattismo è una considerazione che sfiora la banalità. Vi ricordate la favola, quella del bambino che gridava ‘IL RE è NUDO!’ Stessa storia. Le persone si sono accorte del nostro fallimento già da tempo, lo psicologo è lo zimbello di tutti e l’aspetto più imbarazzante è la totale incapacità di autocritica. Mi correggo, il massiccio bisogno di non fare autocritica. Per questioni politiche ed economiche. Quindi diciamo solo economiche.
Presente com’è rappresentata la categoria in tv? Non penso solo a quelli dei talk show, penso ai film, ai telefilm, penso a come le persone ci immaginano. Supercazzolari che nella migliore delle ipotesi si fanno pagare per non fare nulla. Certo, esistono le eccezioni, ma ora io sto parlando dell’immagine che ci rappresenta scolpita nel senso comune.
Sapete qual è uno dei noccioli della questione? Mo ve lo spiego. Risolvere un problema psicologico significa portare un cambiamento in un sistema che se si è sistemato in quel modo avrà avuto i suoi buoni motivi. Risolvere un problema psicologico vuol dire rompere i maroni al sistema. Ad un sistema unico e irriproducibile. Senza garanzia di successo. Cazzo! Nemmeno il mio meccanico mi fa la diagnosi al mezzo solo con un colpo d’occhio. Per quale diavolo di motivo dovrei essere in grado di farlo io con un essere umano? Perché diavolo esistono colleghi (ecco è qui che mi sembra di dover ingoiare dei criceti vivi) che capiscono tutto subito? Perché esistono colleghi che ‘aggiustano’ sistemi senza rompergli le scatole? La difficoltà principale sta nel fatto che quei sistemi pagano.
Io penso che le persone abbiano capito tutto. Io penso che le persone vadano dove vedono una possibilità reale di stare meglio. Se a farti stare meglio è una cartomante, una puttana, un idraulico, un cinema o l’estetista, poco importa! Io penso che sia esploso un proliferare di specialisti che frammenta all’accesso l’essere umano. Ci dissolveremo. Tutti in corsa a tentare di dare risposta all’unica domanda che conta: sei in grado di farmi passare il dolore? Tipo subito? Fisioterapista, naturopata, massoterapista, reiki, roba cranio sacrale, osteopata, omeopata…Lo psy, quello che sarei orgogliosa di chiamare mio collega è l’unico professionista che dovrebbe avere la visione globale, nemmeno della persona, ma di tutto il sistema in cui è immersa. Lo psy dovrebbe capire e farsi capire, essere più comprensibile di tutti gli altri. Altrimenti non sa fare il suo lavoro!
Essere uno psy è impegnativo. È quasi disumano. Potrei scrivere tutta la vita dell’impegno che serve a misurare le parole. Sarebbe più facile non dire nulla ( la vecchia volpe non era affatto stupida), stare dietro alla poltrona e non farsi nemmeno vedere. Del coraggio che serve a tuffarsi nel sistema di un'altra persona, convincerla a potersi fidare di te, lasciare che ti prenda la mano e poi costruire insieme un sentiero che porti ad un sistema migliore, un sistema in cui il problema iniziale non ci sia più o sia più tollerabile.
Cazzo costruisci con una mamma alcolista ex consumatrice di eroina a cui è morto il figlio neonato in culla? Chi, ditemi chi!, potrebbe farla stare meglio. NESSUNO. Ditemi perché arriva lo psicologhino del caso a ‘vedere se può fare qualcosa’! No, non dovete dirmelo sul serio, era una domanda retorica. In quel caso ero io lo psicologhino. Sapete cosa ho fatto? Nulla. Sono rimasta lì con lei, ad ascoltare prima il racconto agghiacciante di una vita davvero di merda, poi a veder affiorare la rabbia, poi a sentirla esplodere. E sono rimasta lì. Sono rimasta ancora lì, mentre la donna non aveva altro che lacrime e una sola frase da urlare:
Perché! Perché NON DOVREI BERE!!! Perché?????
…per non distruggere l’unica cosa buona che le è rimasta. Questo le ho detto. Nient’altro.
Le persone vogliono stare meglio in tempi brevi, senza sforzi. È ovvio. È normale. È naturale. Quello che non è professionale invece è rispondere ad aspettative di questo tipo. Non è etico assecondare il tutto e subito. Qualcuno direbbe che non è commerciale. Già non lo è. La salute non è in commercio.
Ops! Dico Ops! Hanno provato a convincerci che tutto si muove nell’immenso fiume denaro, ma è una balla. Una balla colossale. Con le gambe cortissime. È una cazzata che tutte, e dico tutte, le categorie professionali in un modo o nell’altro hanno la possibilità di sfruttare. Non si può restare giovani per sempre, non si può essere magri senza cambiare stile di vita, non si può essere sempre felici, non si possono proteggere i nostri figli da tutti i pericoli. That’s it.
Gli psy ci provano più degli altri a fare i fenomeni, usano supercazzole minchiodi in assenza di altre carte da giocare. Cristo! Potrei scrivere un libro solo delle minchiate che sento raccontare in giro! E se una persona decide, dopo aver consultato altri specialisti – noi siamo sempre gli ultimi per ovvi motivi – di rivolgersi ad uno psy è ovvio che ci prova, è ovvio che un po’ di supercazzola se la beva. Un po’. Poi le persone capiscono. Le persone non sono stupide!
Perché tante persone dovrebbero sostenere che gli psy non servono a nulla? Perché sono cattive e di poca fede? Perché hanno delle resistenze a cambiare? Perché hanno subito un trauma da piccole?
O perché forse hanno conosciuto qualche psy che non ha saputo fare il suo lavoro? O magari ne ha visto uno in tv snocciolare perle di saggezza? Tipo quelli che fanno diagnosi senza nemmeno aver mai visto una persona, danno soluzioni on line, consigli in diretta…presente quando chiamano l’esperto?
Il nostro drammatico errore, come categoria, è stato quello di peccare di una bassa, bassissima autostima e di esserci lanciati in una squallida, imbarazzante pantomima della categoria medica. Vedo colleghi girare in camice bianco e lasciare che le persone ci confondano coi dottori medici, vedo altri imbarazzati quando devono confessare di doversi rivolgere allo psichiatra per la prescrizione di farmaci, sento altri lamentarsi per la mancanza di pazienti. Per forza! verranno sempre meno da noi, finché ci estingueremo, si chiama evoluzione naturale. Finché ci saranno in giro personaggi incompetenti, e sono la maggior parte, è giusto che le persone si rivolgano ad altri.
Poi ci sono anche quelli che si sono inventati nuovi nomi per non dover pagare le conseguenze della pubblicità negativa che arriva solo per il fatto di essere uno psy o affine. Parlo dei counselor, dei trainer e chi più ne ha più ne metta. Ed è tutto, ancora una volta, normale!
…restano quelli che ci provano a fare un buon lavoro, quelli che credono di essere sulla buona strada quando la persona inizia a cambiare, quelli che si limitano ad esserci quando si intravede il bandolo della matassa. Quelli da cui le persone tornano, quelli che si fanno pagare perché il loro lavoro è un lavoro! quelli che hanno capito che la pubblicità serve a vendere, io non vendo. Cazzo pubblicizzo? Quelli che ti smuovono le celluline grigie, che ti regalano notti insonne in cui pensi e ripensi ma a roba nuova! Quelli che ti fanno venire il dubbio, che ti fanno scoprire cose non pensavi di portarti in giro, quelli che devono saper ragionare come bambini e come adulti, come folli e non, camaleonti dei pensieri. quelli che a volte stanno in silenzio perché il silenzio è una roba naturale. Quelli che non dicono quello che ti aspetteresti, quelli che fanno la domanda per la quale non hai la risposta pronta, quelli che, insieme, fate tutt’altro che due chiacchiere.
Quelli che non gli serve spiegare troppo, tranne in rare, rarissime occasioni di rotture di patti. Sono pochi. Ve lo assicuro.
11:25
Scritto da: impenitente23
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| Tag: psicologi, psicoterapeuti, cambiamento | OKNOtizie |
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Commenti
ilaviu
Scritto da: diamanta | mercoledì, 29 settembre 2010
osta che spiegone, come direbbe il nostro amico!
sei più bella quando ti infervori!
Scritto da: LaVale | mercoledì, 29 settembre 2010
wow... mi fai ricordare perché ho iniziato e perché ho smesso e forse perché ritornerò un giorno a fare... ;)
Scritto da: hipier | mercoledì, 29 settembre 2010
onorata, grazie cari...
Scritto da: impenitente23 | mercoledì, 29 settembre 2010
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