lunedì, 11 aprile 2011
COLLEGHI DI REGIA
Guardo un film, mi piace, mi fa emozionare. Passa un mese, al massimo due e della trama del film dimentico tutto. Mi restano le sensazioni, l’idea che mi sia piaciuto, ma del contenuto, nulla.
Ho scoperto che è qualcosa che capita a molte donne. Ci sono quelli che attribuiscono il fenomeno alla nostra costituzionale incapacità di concentrarci su un'unica cosa. Del tipo, guardo il film e intanto penso a cosa mettermi domani, quando fare la lavatrice e soprattutto quale tipo di lavatrice è prioritario impostare. Prima i neri o i bianchi? O i colorati. Intanto il film scorre, tu non hai perso il filo, sommariamente eri con i protagonisti e riesci anche a commuoverti quando è ora di farlo. Per le emozioni abbiamo quella cazzo di antenna iperattiva che non si spegne mai! Ecco noi pensiamo di vivere di più il film perché versiamo ingenti quantitativi di lacrime , quasi a comando. E abbiamo pure l’arroganza di credere che quello sia il modo più ‘profondo’ di gustarsi un film.
Io invece sono sempre più convinta che il film se lo viva di più quello alto e lungo che occupa un sacco di posto sul divano. Lui nota cose che io non mi do la possibilità di osservare. Lui osserva, ascolta, si immerge nel film. Io devo fare una gran fatica e trattenere i pensieri lì. Sono come dei dobermann incazzati, li devo tenere al guinzaglio, non farli scappare altrove. Col risultato che ho comunque una parte del cervello impegnata a fare altro. Eccheppalle!
Il vantaggio di tutto questo è che quando guardo un film, anche per la seconda o terza volta, spesso è come se lo guardassi per la prima volta, il che non è male. Ultimamente però sto lavorando a questo programma per RadioSonora e con la scusa che è lavoro mi concentro come solo un paziente riesce a farmi concentrare. Allora sono tutta per il film, sono parte integrante della location, sono una comparsa che quasi può toccare gli attori, e la colonna sonora mi aggancia per non mollarmi più. Salgo sulla giostra che il creatore ha costruito per me.
Mi si è aperto un mondo fantastico, un mondo in cui il prodotto finale offerto agli spettatori è solo la superficie. Se inizi a sfogliare un film potresti perderci il sonno. I film sono come le persone, sono versioni di realtà, pezzetti di costruzione, ed il regista è un dio.
12:43
Scritto da: impenitente23
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| Tag: radiosonora, regia, cambiamento, psychotopsycho | OKNOtizie |
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Commenti
Non so se sia provato scientificamente o no, ma credo davvero che la metà rosa del cielo sia multitasking.
Ma se un film mi prende davvero, tutte le mie ripartizioni del mio cervello sono puntante sullo schermo, piccolo o grande che sia.
Quando ciò non accade e perchè quel film non mi prende ed ecco allora che parte la funzione multitasking.
E passando dal film alle persone, per me (chiaramente parlo per me) vale lo stesso principio...
Scritto da: diamanta | lunedì, 11 aprile 2011
il multitasking è decisamente sopravvalutato e non credo sia cosa di cui andare tanto fieri...ed è una scelta. Secondo me l'uomo sceglie di farne a meno, e fa bene. La donna sceglie di fare tutto perchè spesso ha bisogno di sentirsi dire BRAVA. ecco, ho ipersemplificato ma qualcosina credo di averci beccato.
poi c'è il multitasking per noi, quello che fai quando l'attività principale non ti sconquinfera abbastanza, ma è altra roba...
Scritto da: antonia dimovska | martedì, 12 aprile 2011
..multitasking per NOIA, intendevo scrivere per NOIA non per NOI...
Scritto da: antonia dimovska | martedì, 12 aprile 2011
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